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"Ravenna, mucca da compagnia"

 

1  "Ravenna, mucca da compagnia": terza perla di Enrico Gentili, dopo "Maiali nella nebbia" e "Sul ciglio dell'acqua" è una collana di trentaquattro brani leggeri, uno di questi dà il titolo alla raccolta, come se fosse un lp, nel libro c'è il suono frusciante del vinile, il suono denso degli umori in cui anche il difetto tecnico si trasforma in musica ideale per il sangue che gira.
Gentili muove con leggerezza la penna stilografica sulla vergatura della carta, colline percepibili solo al tatto più sensibile, alla vista più acuta.

E' un libro di vita e sulla vita. Quattro infermiere curano a domicilio, assistono l'ultimo periodo di vita di persone “povere” nel rigoglioso Piceno, quel periodo in cui persistono e resistono allo stato orizzontale. Carta, corpi e colline sullo stesso piano vergato. La vita è come vista di taglio, geografia in cui persone, ferite e cose si confondono. In questa ottica estrema la superficie svela l'essenza dell'ingegneria umana più profonda.

E' paradossale che ci si accorga dell'essenza vitale quando la vita vien meno, capita di essere troppo occupati e preoccupati a vivere per essere interessati alla vita. Nella zona estrema in cui il concetto spazio-tempo è talmente compresso che finisce col liquidarsi, le percezioni e i gesti diventano come eterni, fissi e fissati nell'immediato. La corruzione corporea e le piaghe diventano il doloroso accessorio dell'unico rapporto ancora possibile. In questa geografia umana il poco rimasto amplifica l'essere, lo cristallizza in un tono di voce, in una parola, nella disarticolazione di una frase minima, in un microgesto. Attraverso tali reperti il lettore (lo scrittore) può ricostruire i segni di un'intera esistenza.

Le quattro infermiere per amor dell'arte, (del)la vita, mantengono aperte diverse vie di fuga, trattengono sogni e desideri realizzabili per altre strade, tuttavia continuano a percorrere le strade collinari in Panda a trazione integrale, vanno verso case perdute e persone perse, miniere dimenticate in cui affiora l'odore totale dell'esistenza, in cui corruzione e primavera s'impastano insieme.

Enrico Gentili si autodefinisce un dilettante della scrittura, lo è, nel senso più alto, in un periodo in cui i professionisti si trastullano in esercizi di stile o in giochetti di calcolo per copie invendute. Egli può permettersi lo spreco dello scrivere e lo fa in modo onesto, ingenuo, autentico perché non scrive fantasie, ma presta la sua immaginazione a testimoniare quelle cose che "solo qualcuno può accorgersi che sono vive".

E' un libro pedagogico, ricchissimo di archeologia umana,  che meriterebbe di essere adottato a scuola..

Maurizio Boldrini  - Autore e Attore Teatrale.   Direttore e Docente del Minimo Teatro di Macerata.  Sforzacosta di Macerata - 6 settembre 2011

 

2 Volevo ringraziarla per le meraviglie del suo scrivere. Complimentarmi per la sapiente imbastitura dei racconti e dei sentimenti.

Per gli insegnamenti straordinari che ne derivano e per le intense emozioni che rimangono nel cuore a lettura terminata.

Non pensavo che ci fossero tante persone sole ad affrontare la malattia e l'ultima faticosa parte della vita.

Non conoscevo nemmeno la realtà di angeli mandati dal Cielo più che dal servizio sanitario.

La loro esperienza è per tutti un arricchimento vero, concreto e profondo.

La sua capacità di raccontare le storie e di spiegarle, con l'umanità e la professionalità che la contraddistinguono rendono speciale questo suo nuovo appassionante lavoro che, come gli altri, è da considerarsi prezioso regalo per il nostro vivere.

La mia più grande ammirazione in attesa della sua prossima coinvolgente "creatura". Con affetto

Claudia e Franco.  Fermo

 

3 Enrico mio, che meraviglia! Mi hai fatto piangere e hai riaperto vecchie ferite, ma che incanto……!

Forse è il tuo più bello per certi aspetti. Ricordati, “Ravenna”è un capolavoro “fecondo” di meraviglie.

Dott. Tommaso Lucchetti, Antropologo. Responsabile Politiche Museali Ancona, Storico delle Tradizioni Popolari. Ancona

 

4 Nelle ore notturne il suo libro mi ha accompagnato e la ruvidezza e la crudeltà di certe vite narrate, tra un riso e l’altro, mi aveva tuttavia provato e spaventato.

Ora che lo chiudo, emozionata, sento di doverle molto. Mi ha rivelato che l’unica armonia possibile è quella che abbraccia la Vita intera, sporca di imperfezioni, di non sensi, di impensabile poesia. Mi ha lasciato commossa e senza parole, forse perché le corde che lei ha toccato sono in un angolo tanto primitivo di noi, di cui ci siamo dimenticati.

Grazie di questo regalo.

Dott. Angelica Bellabarba.  Laureata in Lettere.

 

5 Ciao Enrico, cosa dirti se non GRAZIE!
Non so scrivere un granché ma provo a dare voce a ciò che sento e che ho appuntato strada facendo.
Mi viene spontaneo un GRAZIE per aver descritto, con chiarezza e simpatia, con affetto e profondità, con realismo e anche romanticismo... l'essenza di una professione che ha dato vita a ciò che sono oggi. 
Pagina dopo pagina cresceva in me un gran senso di gratitudine, verso le morbide colline che da anni percorro e che nel loro mutare silenzioso hanno contenuto centinaia di pensieri e emozioni che si sprigionavano lungo quelle bianche strade di campagna; verso l'umanità delle persone incontrate e nelle cui famiglie ho potuto misurare i miei limiti, le mie paure, così come la mia accoglienza morbida e la mia professionalità; verso quel senso di fratellanza che si è sviluppato con le mie carissime colleghe/amiche, da ognuna di esse ho assorbito qualità diverse che mi hanno fatto migliorare da un punto di vista umano e professionale.
Tu hai saputo cogliere lo spirito d'insieme che caratterizza il nostro gruppo; non ha importanza infatti chi sia Benedetta, chi Arcangela, Carla o Noemi, ciò che è importante è che insieme le quattro ragazze fanno un team ricco di umanità, professionalità, senso dell'umorismo, determinazione e tenacia femminile, onestà e schiettezza: un equilibrio funzionale.

Dal tuo libro finalmente qualcuno potrà conoscere nell'intimo l'attività infermieristica domiciliare, come si mettano in gioco non solo la professionalità ma anche le risorse umane e i propri vissuti con storie di sofferenza, di paura per la precarietà della vita e di disagio in genere, storie di badanti straniere, e con esse di solitudine e vecchiaia, e ancora racconti di una genuinità passata, come quello di Ravenna, la mucca da compagnia... 

 
Barbara De Minicis  -  Infermiera


6
Ho terminato da qualche giorno di leggere il tuo libro.
Ho impiegato un po’ di tempo perché non volevo dedicargli i ritagli delle mie giornate, ma bensì il mio tempo migliore, quello sgombro dai pensieri e dai rumori, quello in cui ho potuto apprezzarlo come meritava.
Ho riletto più volte alcune descrizioni che mi hanno particolarmente colpito, e solo ora posso dirti quanto le tue pagine mi hanno piacevolmente emozionato.
Ogni parola è un dono che rende merito all’amore per il nostro lavoro, per i nostri pazienti, per la nostra meravigliosa terra, e soprattutto per l’Amicizia che profondamente ci lega..
Con immensa gratitudine.

 Giampaola Scoccia -  Infermiera

 

7  RAVENNA, LIBRO DA COMPAGNIA

La letteratura di Enrico Gentili ormai fa parte della mia vita. E' come quei sapori di infanzia che non ti abbandonano più e che continuano ad aprire squarci di meraviglia per sempre. Lui per fare un libro impiegherà sicuramente mesi, forse anni. A me bastano due giorni per leggerlo e alla fine già aspetto il prossimo. Neanche gli albi a fumetti della Bonelli producevano tale attesa. Mi sono chiesto il perché. Nel suo periodare trovo la secchezza, l'essenzialità, la malinconia, la gioia, il buonsenso e il fatalismo di una radice che ci accomuna: quella marchigianità fatta di piccole cose che sono poi le allegorie portanti dell'esistenza. I marchigiani non amano gli eroi, i divi, le imprese titaniche, le oratorie... No. I marchigiani, quelli veri, amano l'umiltà, il silenzio. Forse sono spigolosi, goffi, poco mondani ma è proprio in questo vissuto così poco eclatante che fondano i principi basilari del proprio passaggio terreno. I marchigiani non cercano di lasciare, come Foscolo vagheggiava nei suoi Sepolcri, un'orma profonda per i posteri, ma sono, per vocazione, più vicini alle filosofie orientali del buddhismo, dove la vita dell'uomo fa solo parte del continuo ciclo di nascita e morte, in perfetta sintonia con quell'essere supremo che è la Natura. Ecco perché gli eroi della saga gentiliana di Ravenna, mucca da compagnia, non sono guerrieri, carismatici eroi senza macchia né paura, manager di un mondo globalizzato o principesse annoiate, ma semplicemente uomini e donne giunti spesso alla fine dei loro giorni. Uomini e donne marchigiani,  nascosti tra le pieghe vallive di queste dolci colline lavorate, che forse non hanno percorso mai paralleli e meridiani per soddisfare l'arsura della conoscenza, che forse non hanno mai compiuto imprese clamorose in nome di ideali eterni. Sono solo degli umili che hanno sempre lavorato alacremente per la propria sussistenza e quella della loro famiglia e che stanno solo affrontando in solitudine la fine dei loro giorni. Sembra un'umanità derelitta e invece Gentili la rappresenta come testimonianza vivente di una cultura saggia e lucida. Esemplare. E' un cambiamento di prospettiva: i veri eroi sono loro, quegli anziani che non hanno abbandonato le loro case natie, che non si sono inurbati, che sono restati soli e senza forze, con poche parole e alcuni concetti molto molto chiari, perché solo chi è così vicino alla fine riesce a vedere tutto con occhi così limpidi. Non ho parlato volutamente delle quattro protagoniste del romanzo, le infermiere, che quotidianamente visitano e curano i malati a domicilio, poiché nell'economia del racconto sono perfettamente funzionali. Esse sono testimoni e narratrici di questa umanità straordinaria.

Forse rappresentano gli occhi dell'autore o forse ancor più quel puzzle di storie vere  raccolte in anni di sedute dallo psicoterapeuta Enrico Gentili.

Maurizio Serafini - Musicista, autore e attore teatrale e cinematografico.


8
Caro Enrico, ho terminato ieri la lettura del tuo ultimo libro, in poco più di una giornata.
Penso che una lettura, filata, con quelle uniche interruzioni che le giornata comporta, aiuti ad apprezzare la compattezza di quel pezzo di mondo su cui porti, chi ti legge, a riflettere.
Debbo confessare, e me ne scuso e me ne pento anche sinceramente, che la lettura delle prime pagine mi avevano fatto fare dei confronti con i tuoi due precedenti scritti, confronti in un certo senso negativi, che la  molto diversa bellezza del tuo ultimo scritto, inizialmente mi avevano sollecitato.
Ma si trattava ovviamente solo di una diversa situazione che per la sua leggerezza e la sua lievità così andava trattata, come  del resto tu hai fatto. Fra le altre cose apprezzo il tuo coraggio di aver deviato un poco dalla strada su cui avevi abituato i tuoi lettori a muoversi. Un motivo non secondario per cui ho concentrato la lettura, oltre il fatto che è anche una lettura che prende, che non rifugge da momenti di intensa commozione e dalla costruzione di scelte che diventano la metafora, non retorica, del fatto che ognuno di noi continua a fare all'infinito le cose alle quali è abituato, è stata per me la progressiva perdita della memoria che mi costringe a ritorni all'indietro, non fosse altro che per gli assemblaggi nome/personaggio: e quindi una lettura veloce mi aiuta a vivere e afferrare meglio e in maniera più completa l'unità e la globalità del tuo discorso.
Per me, benché non ne abbia mai potuto fare a meno, lo scrivere, e specialmente la lettura, sono state attività che ho svolto con una certa fatica, e non credo che c'entri molto il fatto che pochissima letteratura e ancor meno poesia siano stati l'argomento delle mie letture. E forse non si è trattato solo di una necessità. Quindi non posso che apprezzare il pensiero che corre in quanto tu scrivi, e non mi passa neanche per l'anticamera del cervello l'intenzione di fare esercizi di intelligenza sugli aspetti estetico tecnico che pure fanno parte e sono necessari per l'attività di uno scrittore, e di cui qualcuno magari si fa bello, con la pretesa di capirne più dell'autore.
Ero molto curioso di conoscere cosa e come avresti scritto sul tema del tuo ultimo libro. Di tutto questo tieni per buono il fatto che sinceramente sentivo il bisogno di darti atto della bellezza di quanto hai scritto. Spero di avere ancora l'occasione di ascoltarti. Credo che tu abbia una notevole capacità di ascoltare, (qualità che il tuo lavoro deve aver sviluppato) e che porta gli altri a parlare, a dire, a raccontarti molte cose. L'altro aspetto che apprezzo molto è questa tua capacità di adoperare e di trasformare la cronaca in espressione letteraria
.


Dr. Romano Folicaldi,  già Primario Ortopedico e Direttore Sanitario Centro Montessori - Fermo



9  
Caro Enrico Ti scrivo perchè ho letto il tuo ultimo libro e volevo dirti che mi è piaciuto moltissimo.
Tanti argomenti di cui parli mi sono abbastanza vicini. Le colline marchigiane sono care anche a me. Sono loro che hanno un pò deciso il corso della mia vita, tanti anni fa,quando mi hanno suggerito di rimanere qui.
Mi sono cari anche i loro contadini che mi ricordano le mie origini. Le piante di Carla mi ricordano quelle che vado sistemando qua e là,nella palestra in cui lavoro, per aggiungere vita e armonia dove sembrano mancare. I "vecchi dinosauri, così vicini a quella "frontiera che tutti dovremo oltrepassare", mi ricordano i miei pazienti. Sì, perchè il mio lavoro con i pazienti domiciliari gravi è aumentato e si porta dietro tutti gli aspetti che tu hai saputo cogliere benissimo.
Mi ha piacevolmente sorpreso la tua capacità di capire ed esprimere che cosa questo lavoro,apparentemente "umile e sporco", può nascondere e che cosa può farlo amare. Hai saputo alleggerirlo con l'ironia,a noi necessaria per resistere. Hai saputo cogliere i mille messaggi che queste persone sono ancora in grado di lanciare a chi ha voglia di ascoltare, sia pure solamente come memoria del loro passato. Poi nel tuo libro c'è l'amore.
Quello del vecchio Ludovico,che resiste alla demenza e all'età,quello che Benedetta riesce a chiedere "a proprio modo",quello che Carla avrebbe voluto perfetto. E ci sono tante altre cose ancora.
Presa dall'entusiasmo non vorrei raccontarti il libro che hai scritto tu! Voglio solo dire che mi ha stupito la tua capacità di rendere il tuo libro denso di significati,senza fare dei trattati di questi argomenti, ma colpendo nel segno con pochi tratti semplici e leggeri, quasi trasparenti, un po' come l'acquarello che hai scelto per la sua copertina. Questo mi sembra vero soprattutto per la lettera di Benedetta e per il brano finale, che sono bellissimi. Non sto qui a commentarli per non rovinarli con parole banali.
Adesso voglio rileggere questo tuo libro. Poi sarò ben felice di leggerne altri, se avrai voglia di scriverne.

Emanuela

10 Ravenna, mucca da compagnia, è un libro che consiglio di leggere. Apparentemente sembra parlare di cose semplici, umili, povere e piccole, e invece si scopre leggendolo che è molto ricco di significati umani. È pervaso di un forte e suggestivo umanesimo magico, nella migliore tradizione della letteratura Latino-Americana, ed è anche di facile e scorrevole lettura. Una considerazione a parte merita la capacità dell’autore, anche considerando i suoi precedenti due libri, di trovare alle sue opere titoli molto efficaci e pregnanti. Un buon titolo è molto importante, più importante di quanto non si creda.

Leggetelo!

 Prof. Luigi Musati - Insegnante

 

11 Appena ho saputo dell’uscita del nuovo romanzo di Enrico, sono andata subito a comprarlo, chiedendomi dove questo nuovo romanzo mi avrebbe portato con l’esplorazione dei sentimenti e dei vissuti umani tipica della scrittura di Enrico e dei suoi libri precedenti.

Ho letto Ravenna, mucca da compagnia  in un solo giorno, a cavallo tra un venerdì ed un sabato, e mi sono stupita del fatto che certi argomenti difficili, come sofferenza, malattia e morte siano stati trattati con leggerezza ed ironia. Il percorso interiore di Benedetta, la protagonista del libro, tiene avvinti fino al finale dove lei, dopo tanto travaglio e tante lettere scritte e poi gettate via, non solo arriva ad una scelta di vita, ma anche alla speranza del superamento di un lutto personale. È un libro profondo come l’animo di Benedetta, che conosce la decisione che dovrà dichiarare, e la conosce perché vuole ripercorrere il suo dolore e, se fosse mai possibile, superare il distacco forzato che la morte le ha inflitto con la perdita della madre. Se prima Cecilia sul suo letto di morte era inguardabile, alla fine vederla rivivere in modo incredibile ma così tanto vero negli occhi di un cerbiatto, permette il superamento dell’insopportabile senso della fine. Anche le altre protagoniste, le colleghe di Benedetta, più o meno consapevolmente e in modo diverso, fanno un percorso analogo, una ricerca di significato che alla fine coinvolge pienamente il lettore.

Peso e leggerezza, tragicità e ironia, sorriso e commozione, come sempre negli scritti di Enrico Gentili. “Ravenna” è anche un libro intensamente sensoriale: sembra di vederle le facce di tutti i protagonisti; sembra di sentirlo il suono delle loro voci e del loro dialetto; sembra di sentire anche tutti gli odori delle case e delle stanze. Gli odori della malattia, dei farmaci, ma anche quelli della cucina e degli animali. Gli odori delle colline e degli abiti, sporchi o puliti…lisci!

Mi sento di dirti grazie Enrico, perché dalla tua penna escono storie toccanti; ci porti dentro le persone, nel loro profondo.

Bello, bello, bello!

Forse il più bello di tutti.

 Anonima Lettrice - Tolentino



12
Ho appena finito Ravenna, l'avevo iniziato a dicembre e poi sospeso, ed ora a causa di una malattia, sono a casa con la varicella, e la vicinanza dei nonni che si sono trasferiti qua, questo libro mi ha richiamato dal comodino.
E’ proprio così, ci sono momenti adatti ad ogni cosa, perchè solo un momento di malattia poteva rendermi la concentrazione e la lucidità necessari.
Sicuramente si, ci siamo ritrovati, come scrivi tu, Enrico, sui sentieri del Senso.
E’ un ottimo libro, che affianca e supera per continuità le tue due opere precedenti.
Funziona quasi tutto: le singole storie, come si intessono insieme, il condimento delle co-protagoniste, la prosa, i messaggi sulla vita, la morte e la malattia, la cura . la cura medica, ma soprattutto come sintetizzavo precedentemente, la resa acuta e sensibile degli aspetti umani del mondo, della vita, delle singole persone da cui traspira sempre il tuo mondo interiore, con cui mi ha fatto piacere intrattenermi nuovamente in compagnia.
Suggestivo, arricchente, una letteratura che dal particolare assurge ad universale, quindi buona arte, che non vedo l'ora di far leggere ai miei cari. Una letteratura per tutti.

Grazie quindi del tuo impegno e dei tuoi sforzi, compiuti negli anni nell'ascoltare, nel ricordare, nel rinarrare, nel comporre.

Buona vita, e al tuo prossimo romanzo.

Dott. Moira Serafini - Art Counselor











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