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"Maiali nella Nebbia"

 

"Il libro è molto carino. è scritto molto bene e mi ha fatto conoscere un mondo che non conoscevo. Mi ha divertito ed intenerito." Pupi Avati - Regista, Autore

 

1 - Straordinario! Un vero gioiello! (Giancarlo Trapanese. Vice Capo Redattore RAI TG Marche)

2 - Abbiamo questa storia stampata nel cuore, è come se l'avessimo vissuta in prima persona, ci siamo immedesimati sia in quel tempo che in quelle emozioni. Vediamo quel piccolino che sbircia da dietro la porta, sentiamo la tenerezza e l'enorme fantasia di quel bambino orgoglioso di suo padre. E quest'ultimo è il regalo che ogni padre vorrebbe da suo figlio. (Roberto Ioannilli, impiegato, scrittore e sua moglie Tiziana Matricardi, impiegata)

3 - Bello. Molto coinvolgente. E' un pezzo di storia narrato con infinito amore. C'ho ritrovato anche un po' della mia giovinezza. (Alberto Cutini, Ass.Soc. ASUR 11)

4 - Se è vero che dalle prime righe di un libro si può stabilire l'originalità dell'autore,oltre allo spessore contenutistico dell'opera, è altrettanto vero che in questo romanzo di Enrico Gentili lo scocco delle sensazioni che scaturiscono dal primo impatto con il testo è indicativo di chi ha saputo tracciare una storia, che nel descrivere vicende "reali e realistiche" sul mondo picaresco dei commercianti di suini (a cavallo degli anni 60 e 70) ha ricostruito ambienti e personaggi con tale pregnanza e icasticità da enucleare all'interno della narrazione un insieme di significati e mitologie che trascendono la storia stessa. Vorrei dire, per inciso, che Maiali nella nebbia suggerisce nel titolo (che già di per sé, il più delle volte, è una chiave interpretativa del libro) un miscuglio di realismo e allusività, di oggettività e simbolismo, che emergono dalla trama narrativa man mano che il racconto, calandosi nei dettagli e in certe variegature aneddotiche dei personaggi, ci svela un "significato particolare" della loro realtà e di quel mondo scomparso, che sopravvivono nella pagina scritta in virtù della forza espressiva con cui è tratteggiata la loro fisionomia e ci si compenetra in essi. E' questa, a mio avviso, la dote istintiva dell'autore (nonché il suo talento) tanto più apprezzabili nell'aver saputo affrontare una tematica inedita, per certi versi non ortodossa, rispetto all'ordinaria serialità dei thrillers, le soap operas, il gossip o la cronaca politica nei best-sellers preconfezionati che infarciscono la produzione letteraria e l'uniformità dello scenario culturale contemporaneo. Un libro, dunque, tanto più apprezzabile perché nell'ambito di una realtà locale ha operato un connubio con certa letteratura d'oltreoceano dando corpo a situazioni e personaggi che richiamano i grandi maestri della letteratura americana. Sembra di ritrovare tra le pagine del racconto la forza evocativa con cui Steinbeck aveva sviluppato intorno alla Route 66 (la strada maestra, il grande itinerario dei popoli nomadi) l'epopea americana dei contadini del Texas; o quel cameratismo appassionato e avventuroso con cui Hemingway, in Fiesta, aveva rappresentato le scorribande di una generazione di espatriati e lo spettacolo delle corride, come trasfigurazione del dualismo vita-morte in un rituale folcloristico, intriso di sangue di nobiltà e di tragedia. A tale proposito, nel capitolo settimo di Maiali nella nebbia, il rituale della macellazione del "porco" e della salata è rappresentato con straordinaria dovizia di dettagli, oltre che con grande fedeltà, ma soprattutto è interpretato magistralmente l'antitesi vita-morte nel contrasto tra l'odore della bestia viva e quello della bestia morente, tra la violenza del carnefice e il lussurioso benessere che si può ricavare dell'animale,tra crudeltà e piacere, sadismo e godimento, come momenti di una trasfigurazione che si ripete da tempi remoti. Certo è che l'autore ci ha restituito i sapori e i connotati di un mondo di passioni elementari, ci ha coinvolto in un intreccio di rapporti umani improntati di schiettezza, di gesti spontanei, di episodi avventurosi e soprattutto di autenticità...un mondo antitetico agli stereotipi dell'attuale società tecnologica in cui tutto sta diventando artificiale o virtuale, tutto viene standardizzato o automatizzato, mentre l'avanzata della tecnologia sembra liquidare brutalmente gli ultimi residui di spiritualità e di trascendenza che ancora sopravvivono in una società "cosiddetta progressista", sebbene in desolante regresso morale e spirituale. Io credo che la lettura del libro sia tanto più godibile quanto più ci consente di riscoprire un passato prossimo che nel giro di pochi lustri ha assunto la distanza (e persino l'estraneità) di un passato remoto: cioè un mondo di passioni genuine,di gesti semplici ed autentici che si snodano lungo il filo della memoria intorno alla centralità di una "sagra familiare" tipica delle Marche, qual è appunto la "sagra della salata". Nel mettere a confronto passato e presente, recuperando la dimensione di una "realtà perduta", questo libro può esercitare una funzione critica rispetto ai modelli dell'attualità, avvalorando un passato che altrimenti sparirebbe nell'oblio come fluire ininterrotto del tempo che non lascia traccia di sé. Mi sembra che questo, già di per sé, costituisca un valido motivo per parlare di libro riuscito, al quale rivolgere l'augurio di un successo di critica e di pubblico, con il maggior numero possibile di lettori. (Paolo Tuzzato, giornalista, scrittore, insegnante, membro dell'Accademia culturale d'Europa di Viterbo)

5 - Le pagine di questo libro trasportano dentro un mondo autentico, genuino, sincero. Dietro ai gesti ed alle parole che ritraggono un mondo contadino, di cui il maiale, appunto, è il simbolo, poiché ne rappresentava la sopravvivenza, ciò che arriva diretta è la forza e lo spessore dei personaggi, che nella loro semplicità si elevano grazie al coraggio, al senso di solidarietà, di autentica amicizia, mantenendo sempre intatta la consapevolezza e l'orgoglio di se stessi. E' un libro divertente e commovente insieme, denso di nostalgia per un mondo perduto, dove la fatica e le avversità sono sempre affrontate con determinazione, speranza e una dose di ironia. La forza e la crudezza dei personaggi e degli avvenimenti rievocano un realismo verghiano, ma sono personaggi veri, storie di vita vissuta e proprio per questo si impongono alla nostra riflessione, al nostro confronto, suscitando ammirazione e gratitudine. (Morena Castellani, Dirigente Scolastico, Spoleto. Perugia)

6 - Efficacissima la capacità dell'autore di far emergere lo stupore, la meraviglia di quel bambino che candore condivide le ansie, le gioie, le stravaganze del mondo che lo circondava, sempre adulto, dai toni forti, ma ricco di gesti di amicizia e di intensa simpatia. E' un racconto che unisce, che scalda, che lascia un buon sapore. Nell'animo una nota nostalgica, insieme all'orgoglio di aver vissuto in quel mondo. (Argentina Caputi, Psicologa-Psicoterapeuta, Consulente Ministero della Giustizia. Terni)

7 - L'ho divorato in un solo giorno, diciamo in due serate. Non ho fatto che sentire continuamente, ad ogni parola o frase che leggevo, delle strette al cuore seguite da incredibile emozione, con ovviamente "lacrime incontrollate!". Ho tenuto il fiato sospeso mentre leggevo una frase ipotizzandone il seguito. Ho scoperto che questo libro rappresenta per me molto più di una semplice lettura. Era come se avessi la sensazione che si stesse scrivendo della mia vita, sotto mia dettatura: le mie sensazioni, i miei stati d'animo e le mie emozioni dal periodo della mia infanzia in avanti. Non avrei mai immaginato di poter leggere la mia vita in un libro non scritto da me. (Sandro De Minicis, camionista, Tecnico di Scuola Guida)

8 - Un misto di odori, sapori, emozioni e sguardi, in un libro che racconta la semplicità e la quotidianità di vite che si intrecciano, si allontanano, si ritrovano. Un mondo fatto di allegria, semplicità, duro lavoro, truffe ed inganni, ma anche ricompense e riconoscimenti, forza d'animo e speranza. L'autore diventa un testimone discreto, ma allo stesso tempo curioso, meravigliato e stupito. Tutto si presenta surreale e mitico ed i protagonisti sono ai suoi occhi dei divi cinematografici. Una narrazione viva, dinamica ed agile, che fa sorridere e commuovere. Alla carta bianca sono affidate quelle " parti della memoria che non si tollera di perdere". (Stefania Franceschini, Dott. in Conservazione dei Beni Culturali ed Antropologia Culturale, Etnologia ed Etnolinguistica)

9 - E' un libro che si divora più che leggere, tanto è avvincente. La saga della società dei porchettari è piena di tutto : c'è pathos ed umorismo, c'è allegria e tristezza, miseria e nobiltà, c'è conoscenza ed emozione, c'è alla base una profonda umanità che l'autore sa cogliere e restituire al lettore con grande maestria. Questa storia non è solo un'invenzione letteraria ma è stata vissuta profondamente sulla propria pelle. Ciò nonostante una distanza giusta con la vicenda permette al Gentili di mantenersi obiettivo, anche se partecipe, di fronte alle vicissitudini degli attori. (Roberto Ferretti, Psicologo-Psicoterapeuta, Dirigente Unità di Psicologia ASUR11 Fermo)

10 - Non conoscevo questo mondo, c'è intensità nelle pagine e cattura. (Prof. Marisa Calisti, Insegnante, Artista, Pittrice)

11 - Non riesco ancora a pensare ad altro che a questo scritto e a quello che ha liberato in me, ricordi emozioni pensieri. Mi piace così tanto che devo, meglio vorrei, dividerlo con altri. L'ho appena finito di leggere. Le frasi dei porchettari appartengono così tanto alla mia infanzia che mi hanno fatto emozionare. L'esperienza è stata simile a quando assaporo un liquido leggero, lungo, piacevole. Inebriante appena, quel tanto che rende più possibili le approssimazioni a ogni racconto di vita che si voglia intraprendere in maniera autentica, accogliendo anche i pensieri più difficili. Nei sentimenti espressi, nelle parole vere, crude e dolci, che solo il senso temporaneamente conquistato nel tempo del viaggio possono vantarsi di avere come ambasciatrici, ho sentito un'invisibile ma presente appoggio per poter guardare al passato e continuare ad imparare. (Maria Teresa Marziali, Pedagogista specializzata in Psicologia di Comunità, Metodologie Autobiografiche e Consulenza Esistenziale)

12 - E' stata la prima volta che ho potuto pensare alla mia terra senza provare rabbia, ho recuperato ricordi di luoghi e sapori e odori con nostalgia, affetto e addirittura fierezza... Solo una cosa vorrei aggiungere: la teoria sulla bestemmia ha qualcosa di geniale! Potremmo forse postulare la teoria della meta-bestemmia? (Maddalena Vagnarelli, Psicologa. Roma)

13 - C'è un progetto al quale ho lavorato per un lungo periodo e che non sono mai riuscito a realizzare, un'idea che forse resterà per sempre tale…ma un giorno chissà…potrebbe anche incontrare un Assessore di buona volontà e finalmente alla Cultura, che, cogliendone il valore, prenderà "zappa e vanga" e comincerà a costruirne le fondamenta. Il progetto in questione si chiama "Centro per la scoperta, la conservazione e la riproposizione delle identità culturali del fermano". Se avete, anche per un solo attimo, pensato al museo della civiltà contadina, sappiate che stiamo parlando di tutt'altra cosa, non di un centro museale o peggio, museificato, ennesimo carrozzone utile solo ad una cerimonia d'inaugurazione e a dar lavoro malpagato a qualche giovane del posto, pensiamo piuttosto ad un'impresa culturale viva, che progetta, che produce (mostre, eventi, editoria) e che sappia parlare non solo del passato ma del presente e soprattutto del futuro, che sia in grado di chiedere e prendere attenzione dal popolo del XXI° secolo, quello del villaggio globale e del web selvaggio, perché il globale ha bisogno del particolare, come l'acqua della luce e la penna della carta.. Se un luogo del genere esistesse, non vi è ombra di dubbio che si affretterebbe a listare a festa le proprie bandiere dinanzi al formidabile racconto di Enrico Gentili "maiali nella nebbia", dove si narra della straordinaria impresa di un gruppo di porchettari montegiorgesi che conquistarono i mercati italiani nei lontani anni del dopoguerra. E' un materiale così vivo che mentre lo leggi diventa tridimensionale; i volti, le genti, i luoghi, l'idioma, sono così forti che escono dalla pagina e ti accompagnano per lungo periodo di tempo; in strada, in macchina, al bagno, al supermercato, ovunque. E' uno dei pochi racconti, certamente il migliore che di queste terre parla, di fronte al quale un uomo di teatro quale io sono, non può che innamorarsi, perché è carico di teatralità, di incredibile comunicativa, di poesia, di gesto, di parola, è un materiale dove tutti i cerchi si chiudono perfettamente. Ho detto ad Enrico tutte queste cose ed è stato contento, non me lo ha detto ma l'ho capito, anche se lo psicologo è lui, ho aggiunto che sarei felice di portare in scena il suo miracoloso racconto, certamente frutto di un casuale momento, di una particolarissima congiuntura creativa, di un fortuito colpo di grazia, di quelli che capitano una volta nella vita e quindi non ripetibile in altre opere…che pure ha scritto, e che pure si ostina ancora oggi, ancora adesso a scrivere. I miei progetti di produzione non consentono, almeno al momento, di inglobare anche questo lavoro, in una piccola impresa teatrale come quella che mi onoro di dirigere e che in momenti difficili come questi continua a dar lavoro a sei persone, bisogna fare i conti, i tonti e i canti con la realtà. Spero un giorno, neanche tanto lontano, di ritrovare tra la nebbia tutti i maiali e di costruirci sopra un lavoro semplice, una narrazione conviviale, magari arrostendo delle salsicce e mangiandole insieme al pubblico, in una "comunione" teatrale che il romanzo contiene ed esalta. Grazie Enrico per questo lavoro che hai scritto e che meriterebbe molto di più… ma questa è un'altra storia. (Marco Renzi, Attore ed Autore Teatrale)

14 - "Da circa un anno a questa parte mi sono trovato regolarmente a dover scrivere a proposito dei Maiali nella Nebbia. L'ho fatto per lavoro, per passione e per amicizia, e ogni volta mi sono scoperto straordinariamente inerme dinanzi alla forza metaforica di quegli sporchi animali e dei loro commercianti, quei porchettari di cui Gentili parla con gusto genuino e fascinazione fanciullesca. Per me è sempre una grande difficoltà scrivere anche soltanto poche righe su questo straordinario libro, soprattutto perché ho scoperto di non poter lavorare in maniera distaccata e oggettiva. Quei sudici porchettari mi hanno infettato così in profondità che non riesco a parlare di loro senza commuovermi ogni volta. E' come se stessi entrando in un mondo già perfetto di suo che non ha bisogno di aggiunte e nemmeno di spiegazioni. Un mondo dove mi affaccio ogni volta come un estraneo con il reverente timore di sbagliare, rompere qualcosa o, semplicemente, essere fuori posto.
Quando devo parlare dei porchettari è come se mi trovassi sulle soglie di un'estasi bella e tremenda a un tempo, una sorta di sindrome di Stendhal che mi lascia con un rigurgito di parole nella mente (ce ne sarebbero tante da usare) e con qualche lacrima agli occhi che non mi riesco proprio a spiegare. Provace un po' tu dottor Gentili!" (Luca Pantanetti - Giornalista, responsabile della Agenzia di Consulenza Editoriale "Scriptorama")

15 - Struggente e malinconico ritrovare i volti di esseri che hanno percorso un tratto del mio sentiero. Volti che non hanno perso la freschezza perché conservati nel cuore con i colori dell’estate e della giovinezza. Meraviglioso ripercorrere ricordi ancora così limpidi. Nomi e persone che suscitano sorrisi, tenerezze e sentimenti di profondo affetto, seppur così lontani nel tempo e nello spazio.  

Sei sempre un ottimo narratore!

Bianco Giuseppina – Castelfranco Veneto   

16 - Eg. Dott. Gentili, ho terminato da poco la lettura del suo libro: posso farLe i migliori complimenti, in quanto ha fotografato con estrema chiarezza e minuziosità le gesta degli "eroi", che hanno riempito la Sua vita di adolescente, fino al raggiungimento della definitiva affermazione nel campo professionale. In molti passi del libro ho rivisto scene vissute insieme a mio padre, ovviamente sotto altra veste, ma sempre vive nei miei ricordi di adolescente. Sono stato molto felice di averLa conosciuta e spero di avere, in futuro, l'occasione per incontrarLa nuovamente. La saluto cordialmente.

Furio Bedini – Professore di Matematica – Gubbio

 

17  www.tracce.org

Libro arguto e coinvolgente, ricco di ironia e autoironia, questo romanzo ci offre uno spaccato del commercio di suini nelle Marche, ma soprattutto ci offre storie picaresche e improbabili eppure piene di verità e di realismo.

"Un mondo scomparso", con personaggi che spiccano per descrizioni a tutto tondo, in cui cogliamo la simpatia dell'Autore verso i propri "porchettari", così autentici anche se "quasi analfabeti e puzzolenti", così lontani da un mondo iper-tecnologico quale quello odierno in cui molto, forse troppo, è virtuale (compresi i rapporti umani).
Grazie alla propria inventiva, alla competenza e al lavoro instancabile questi anti-eroi riuscirono a creare una tra le più grandi imprese commerciali di carne suina d’Italia, sempre a confronto con "il mistero delle strade, degli animali e degli uomini".

 

18 Porcate in libreria tratta da www.whipart.it

È un mondo sporco e maleodorante. Ma anche un mondo di umanità vera, di amicizie dal sapore fraterno e di generosità disinteressata: è il mondo dei porcari, che Enrico Gentili, nel suo primo romanzo Maiali nella nebbia ci porta a esplorare come in un documentario dai toni rilassati, comici e farseschi. I protagonisti sono persone vere, che hanno accompagnato la giovinezza dell'autore: il padre in primis, Lello Gentili, e insieme a lui gli "azionisti" di una "società mai registrata, mai ufficializzata davanti a un notaio", ma che costituì per almeno 15 anni una impresa di tutto rispetto nel territorio marchigiano in quanto a traffici e dimensioni d'affari. La merce? Un animale dalla carne "volgare e paradisiaca": il maiale, che dalla base operativa di Montegiorgio veniva inviato in ogni parte d'Italia.

Il racconto delle vicende dei porcari copre gli anni in cui hanno raggiunto il picco massimo dei loro affari nella penisola. Stagioni che vengono ricordate con la nostalgia di chi quel mondo l'ha vissuto e ammirato, così come ne ha ammirato i protagonisti, ognuno dei quali è detentore di un "potere speciale" che lo rende unico ed eroico: l'abilità nella guida, nella salata (l'uccisione del maiale e la sua trasformazione in insaccati), nella "pesa a occhio" (la capacità di stimare un maiale in valore e peso senza dover ricorrere a una bilancia), o semplicemente nelle bestemmie. Le imprecazioni si rincorrono da una bocca all'altra: c'è chi le usa come intercalari, chi come descrittori linguistici. Sono una costante del mondo porcaro, e per loro l'autore intreccia un'apologia ardita ma ineccepibile: se il solo Dio del loro mondo era il porco, attorno al quale ruotavano vite e affari, i loro non erano improperi rivolti al Signore, ma invocazioni propiziatorie, "preghiere verso un Dio certo e naturale"... Il maiale appunto.

I porcari parlano solo in dialetto tra loro, e si sforzano di usare l'italiano solo quando hanno a che fare con "personalità" o clienti importanti. Il vernacolo diventa una loro nota distintiva, linguaggio antico di chi è legato al passato e alle tradizioni, di chi è refrattario all'alfabetizzazione, di chi, per capirsi e fare affari, a volte ha bisogno soltanto di uno sguardo, un paio di parole e una bestemmia. Un mondo scomparso per sempre, soppiantato da una "new economy" fatta di multinazionali, di organismi con cui non è possibile dialogare, di truffe che si annidano dietro la parvenza di irresistibili occasioni economiche e che non consentono scampo neanche al più accorto dei commercianti abituato ai "vecchi sistemi".

Legate a una dimensione contadina, spesso chiusa in sé stessa, le vicende dei porcari si trasformano in avventure di viaggio e scoperta, eroiche e donchisciottesche insieme: tutte rigorosamente coronate da un lieto fine che è insieme ricompensa e riconoscimento delle doti incredibili di questi uomini solo apparentemente "comuni". E che infatti, per il loro super-eroismo, meritano di evadere dalla dimensione terrena del commercio suino, e si trasfigurano, agli occhi del giovane Enrico, testimone delle loro imprese, in divi cinematografici. Ogni personaggio riceve un'investitura superiore attraverso l'assimilazione con una star che diventa nome e classificazione: ecco allora Leo - Oliver Hardy, pacioccone, spiritoso e anche un po' ridicolo, o Ivo - Elvis biondo, bello, sicuro di sé, spavaldo al volante del suo camion.

Una narrazione agile, dinamica, che spinge alla scoperta di un "mondo perduto" che sembra appartenere al passato remoto ma che invece è stato elemento vivo e vitale di una società contadina mantenutasi quasi inalterata, almeno nella regione Marche, fino agli anni '80 dello scorso secolo.

 

19  Una sorta di azienda famigliare per la compravendita dei suini. Una società di fatto, in quanto mai registrata presso nessuna Camera di Commercio o costituita dinanzi ad un notaio, composta da cinque soci imparentati tra loro, figli di allevatori e commercianti di bestiame. Lello Gentili, papà del narratore e capo riconosciuto del gruppo, teneva i contatti con i compratori e gestiva la parte contabile. Peppe e Ivo, essendo i più giovani, erano adibiti soprattutto al trasporto dei camion, mentre Paolo e Leo si occupavano esclusivamente dell’acquisto dei maiali. Lo scenario è quello delle campagne marchigiane nel corso degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso; ma ognuno di essi aveva un territorio ben preciso, lungo la penisola, in cui scorazzare. Instancabili nella loro vitale ricerca di avventura e nell’ardita lotta per l’affermazione, essi avevano nel sangue le radici di una terra e di un tempo che stava lentamente morendo. Tanto che l’ostinata caparbietà di voler prevalere ad avverse condizioni, li rendeva di fatto involontari eroi senza medaglia e testimoni inconsapevoli del tramonto di una società…
Il dispiegarsi di questa affascinante epopea consente ad Enrico Gentili di rivelarsi straordinario interprete delle rievocazioni dell’entroterra collinare marchigiano, disegnando con maestria l’affresco di una territorio rurale, che diviene insolito teatro di allevamento e di commercio di maiali. Un tassello di storia riesumato dalla nebbia dei ricordi giovanili del narratore, e reso attraverso l’atmosfera ironica di un ambiente popolato da un prosaico convivio umano, da una coralità di personaggi rozzi e blasfemi. Un paesaggio estremo e pittoresco di cui l’autore riesce a trasmetterci tutta la strabordante sporcizia dei maiali, l’odore graveolente dello sterco, l’afrore animalesco della pelle, il grugnito aspro e nasale. Ma anche il fraseggio colorito e l’attitudine inevitabile alla bestemmia da parte di chi li governa. Il richiamo alla civiltà e alla cultura rurale di un microcosmo naturale si colora spesso di accenti fiabeschi, in cui risulta difficoltoso separare la commovente umanità dei protagonisti dalle loro scorribande picaresche. Un innesto di accadimenti che completano un quadro evocativo ed emozionale che non manca di esercitare una forte suggestione sul lettore.

GIAMPAOLO GRATTAROLA  -  www.mangialibri.it

 

20 Prima di Maiali nella nebbia avevo letto altri due libri con dei suini nel titolo (L’era del porco di Gianluca Morozzi e Porci con le ali di Rocco e Antonia), uno mi era piaciuto e l’altro no. Gli animali nei titoli dei libri, se non sono libri per mocciosi, raramente indicano l’animale in carne ed ossa. Spesso sono lì per far scena. Qui Gentili parla di suini veri, quelli da mangiare, quelli sapidamente controversi ma che piacciono un po’ a tutti, uomini e donne, timorati e disinibiti, tralasciando solo i vegetariani. Nel mezzo della nebbia ci stanno degli uomini, anche se si vedono poco, che dedicano la vita all’animale che, tra tutti, provoca più imbarazzo e ironia: il suino. Essere porchettari non dev’essere facile, allevare animali in genere non dev’esserlo, soprattutto se il frutto di tanta cura e fatica dovrà essere inevitabilmente macellato. Il processo tanto auspicato e oliato si chiude con una morte, ma è una morte che non distrugge bensì trasforma, converte e decodifica. Decodifica il maiale, rendendolo accettato. Nessuno sfotte il prosciutto, neppure i vegetariani.

Ci sono uomini, dicevo. Sono uomini spesso in mandrie, in piccoli assembramenti di esemplari, riuniti dalla missione della conversione. Ho ricordi vaghi di quando andavo in campagna da bambino ma ricordo lo spazio. La campagna che conosco, quella romagnola, è anti-romantica, reale, pure se a raccontarla ci si mette Fellini. Una ragazza della costa mi ha detto un giorno “tu vieni dalla Romagna più becera, quella del tavernello, senza il mare, c’avete la nebbia... mangiate la piadina alta... quella strana, con lo strutto.” 

Ora, credo che le campagne marchigiane siano simili a quelle delle mie parti. Becere.

Eppure ricche di dolcezza, una dolcezza che ha il sapore della cura e del sudore. Ho detto “ci sono uomini” e poi ho divagato. Sono individui induriti da un lavoro spesso ingrato, salvo celebrazioni e piccole soddisfazioni. Sono mariti, anche se le mogli nel libro si vedono poco. Spesso sono macchiette, comiche e malinconiche, forse rassegnate ad essere uomini non troppo amati. In mezzo ci stanno storie di amicizie virili simili a quelle che compaiono in tanti romanzi d’avventura, una bromance intesa come romance tra bro, fratelli, che vivono sulla fatica, sulla necessità l’uno dell’altro, sull’amore per la bestemmia, sulla durezza e sulla nebbia. Che ritorna, come un qualcosa che cancella ma che permette pure il ricordo. 

Cosa ricordi? Ricordo la nebbia.

Matteo Bettoli -  Rivista FINZIONI

 

21 Buongiorno dr. Gentili... dopo aver letto Maiali nella nebbia prestatomi dal babbo della mia compagna (di Jesi) ho deciso di farne dono a persone a me care; volevo omettere qualsiasi commento al Suo bellissimo libro che sicuramente sarebbe riduttivo per mia mancanza espressiva…… ad ogni modo (ecco non ce l’ho fatta…qualcosa dovevo pur scriverLe…) mi ha regalato emozioni intense, da immaginare e mescolare con i lembi dei miei ricordi di bambino, di quel mondo che Lei racconta e che ho vissuto, oramai alla fine, negli odori, negli oggetti, nelle estati in campagna e nei racconti dei miei nonni tra Cesena e Bologna...  Grazie anticipatamente  

Ing.  Federico  Scaioli  -  Bologna

 

22  Gentile Dottore, troppo riservato per aggiungere un commento ai commenti, ma non tanto da dirle (confidenzialmente) che l'unica parola fuori luogo mi pare il "carino" di Pupi Avati. Non ho strumenti per parlare nei dovuti modi del suo "Macondo" ma il "carino" del grande maestro mi fa letteralmente rabbrividire. Me lo sono ritrovato finito fra le mani, ho sentito un brivido di tristezza tal quale si prova alla fine di un classico e ho subito telefonato a Matteo, grande  divoratore di libri al quale sarà consegnato stasera stessa per essermi riconsegnato domani sera o al massimo dopodomani con commenti che già posso immaginare.

Come vede più o meno i tempi della "salata". Sono nato e cresciuto in quel mondo e l'unica cosa che ho trovato diversa è la mancanza di soluzione di continuità fra "l'ammazzamento" vero e proprio e la salata "scarnata" che generalmente veniva fatta dopo un giorno di maiale appeso per permettere lo scolo completo  dei liquidi e impedire alla carne di "guastarsi" . Perché perdere il maiale prima o dopo la "scarnata" era una vera tragedia che io ho purtroppo vissuto in prima persona. Mia madre piangente e disperata che si accollava tutte le colpe per non aver messo S. Antonio nel porcile e mio padre repubblicano ateo e grande bestemmiatore che le rispondeva "te fat mel Germana......parchè quel l'è e su post" .

.....e quel che si dice del fatto che del maiale  non si butta via niente!!!!!!!  A me bambino bambino si permetteva di non andare a scuola e così potevo seguire tutte le fasi : dall'arrivo del nostro Machella di nome Lendo che quando era già con lo "scanino" in mano mi guardava serio e mi diceva "babìn te prapare e sac?" "da fi che?" rispondevo io sentendomi importante "mo da metii i rogg pataca" e giù risate che sapevano di grappa fatta in casa.

Quando il tutto poi avveniva fra neve vergine caduta la notte prima, la magia era completa e non avrei scambiato la nostra "povertà"  con tutto l'oro del mondo.con stima

Derno Scaioli

23  Quando ho iniziato a leggere l'opera mi sono sentita trasportata nel passato di quando ragazzina in prossimità del Natale vedevo la mia famiglia e i miei nonni porre fine alla vita del porcellino ingrassato durante tutto un anno..

In realtà il racconto è molto più che una semplice narrazione della vita dei maiali bensì un intreccio di vicende che ruotano intorno alla famiglia Gentili e agli straordinari personaggi che la compongono con una analisi del contesto socio economico dell'epoca. Dopo aver conosciuto l'autore rimane in me una curiosità: ma lo studio dove esercita l'attività di psicoterapeuta sarà ancora l'ex "casa" dei porcellini del libro?

Consiglio a tutti di leggere Maiali nella nebbia perché c'è spazio per una risata ma anche per qualche lacrima.

ROSALBA SALVI

 

 

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